Italiani, carnivori con misura
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Italiani carnivori, ma con misura. Dimenticate le paure del passato, mucca pazza e pollo alla diossina in prima linea, e nonostante l'aumento di 'convertiti' alla filosofia vegetariana, agli abitanti del Belpaese la bistecca continua a piacere. E lo dimostrano i consumi nazionali: "Stabili intorno ai 24 chili di carne rossa pro-capite l'anno", una 'dose' "equilibrata e al sicuro sia dal rischio abuso sia dal pericolo di carenze proteiche, che tuttavia stanno riemergendo specie fra i giovani, complice una dieta che sovente privilegia gli zuccheri". A fotografare l''Italia dal macellaio' e' Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Inalca, industria della carne bovina del gruppo Cremonini e vicepresidente di Federalimentare (Federazione italiana dell'industria alimentare). Che descrive un rapporto sano, d''amore', ma "senza gli eccessi tipici di Paesi come l'Argentina dove ogni anno si consumano ben 70 chili di carne rossa a testa", riferisce l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE. Dopo i timori che hanno penalizzato i consumi di carni rosse e bianche negli anni scorsi, "gli italiani hanno capito che gli standard di qualita' e sicurezza della carne europea e italiana sono i piu' alti al mondo", continua Scordamaglia. Ma lungo tutto lo Stivale "l'atteggiamento si mantiene corretto", assicura: nel carrello delle famiglie della penisola non c'e' ne' troppa carne ne' troppo poca, "ed e' sano anche il rapporto fra i consumi di carne rossa e di altre carni". La carne sembra inoltre un alimento 'quattro stagioni': "Durante l'anno non vi sono molte variazioni nei consumi - sottolinea l'ad di Inalca - anche se in estate vanno particolarmente forte la carne in scatola, proteica, ipocalorica e abbinamento ideale alle fibre vegetali, e alcuni tagli da barbecue". Quanto all''onda verde' dei vegetariani, "il valore della loro scelta e' ideologicamente incontestabile - ammette Scordamaglia - ma e' oggettivo che, soprattutto in alcune fasi della vita e nella societa' moderna, una dieta priva di carne espone al pericolo di carenze alimentari". Insomma, "l'informazione al pubblico deve essere il piu' possibile trasparente e istituzionale - e' l'appello - anche per quanto riguarda il legame fra carne rossa nel piatto e tumori. Gli studi che lo segnalano riguardano infatti consumi anche tre volte superiori a quelli italiani, e sono relativi a un contenuto di grasso che non e' piu' quello attuale. Da 10 anni a questa parte la carne italiana e' sempre piu' magra - conclude Scordamaglia - La bianca e la rossa, ma anche quella di maiale". (Sal/Col/Adnkronos)
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