Le donne vivono di più ma stanno peggio
(Apcom) - Sempre a lavoro, vivono di più ma peggio degli uomini. E' il quadro emerso da una ricerca svolta dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) che ha raccolto tutti dati in un Libro bianco edito da Franco Angeli e disponibile in libreria. Il volume è stato presentato oggi in Senato dall'autore, Walter Ricciardi (direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica di Roma), dalla presidente di O.N.Da, Francesca Merzagora e, in rappresentanza del Ministro della Salute, da Maura Cossutta, vicepresidente della Commissione Ministeriale sulla salute delle donne. Secondo i dati dell'Osservatorio insomma le donne oggi sono sempre più sopraffatte dal lavoro, dalla famiglia, dalla casa e dall'assistenza ai parenti anziani. Inoltre l'attenzione alla salute si è abbassata e il tempo per la prevenzione e per la buona alimentazione è diventato un lusso. Le donne, inoltre, vivono l'anzianità 'over 65' più a lungo (21 anni contro i 17) ma peggio degli uomini. Infine sono soprattutto le donne (80%) a svolgere il ruolo di 'care giver', cioè di portatrici di assistenza, in particolare ai familiari malati di Alzheimer. A tutto questo si aggiunge ancora una grande disparità tra Nord e Sud. All'incontro sono intervenute anche le parlamentari di O.N.D.a, Laura Bianconi, Emanuela Baio e Dorina Bianchi, oltre a Sergio Dompè, presidente di Farmindustria. La prevenzione oncologica è indicativa di una situazione territoriale sbilanciata. "Al Centro Nord - spiega il prof. Ricciardi - la donna, che ha una buona istruzione scolastica, si sottopone regolarmente, anche se con fatica per motivi di tempo, agli screening per il tumore del seno e dell'utero, che ormai coprono quasi il 100% della popolazione". Al Sud, invece, diminuisce del 5-7% il numero di donne con licenza di scuola media inferiore e solo il 30% della popolazione femminile riesce ad effettuare controlli preventivi, pur non mancando desiderio di riscatto e grande impegno. Anche le malattie cardiovascolari servono a far capire i mutamenti in corso. "L'abbandono della dieta mediterranea a favore di spuntini e pranzi meno sani e l'abitudine a una vita sempre più sedentaria - continua Ricciardi - aumentano pericolosamente l'incidenza dei fattori di rischio per il cuore". Anche qui il territorio segna un confine ben visibile: in Puglia sono obese il 13,53% delle donne, in Sicilia il 10,94%, contro il 6,51% della Valle d'Aosta e il 6,51% della Lombardia. Un altro problema riguarda il ruolo di «care giver» ai malati di Alzheimer, che in tre casi su quattro è svolto dalle donne. Dalla fotografia scattata dagli specialisti emerge anche una donna sempre più simile all'uomo per quanto riguarda le cattive abitudini. Prima tra tutte il vizio del fumo, con tutto ciò che ne consegue. "Ciò che non può emergere dal Libro Bianco, ma che noi verifichiamo ogni giorno - spiega Merzagora - è il grande desiderio di riscatto femminile nel Sud. O.N.Da non a caso ha organizzato proprio nel Meridione molti dei suoi convegni, trovando disponibilità nelle Istituzioni e grande attenzione nelle stesse donne". "Questa iniziativa di O.N.Da - spiega Maura Cossutta - è un contributo prezioso per il lavoro comune che abbiamo di fronte. L'approccio di genere al tema della salute delle donne è, infatti, un elemento fortemente innovativo per il miglioramento del nostro sistema sanitario, per la sua qualità, per la sua equità. Il genere deve essere considerato tra i determinanti della salute". Riconoscere le differenze non solo biologiche, ma anche relative alla dimensione sociale e culturale del genere, è essenziale per delineare programmi ed azioni, per organizzare l'offerta dei servizi, per indirizzare la ricerca, per analizzare i dati statistici. "Proprio in questo senso conclude Cossutta - il Ministero della Salute ha istituito l'8 giugno scorso la Commissione sulla salute delle donne, cui partecipa anche la dr.ssa Merzagora. Ci aspetta un grande lavoro, di conoscenza, di approfondimento, di ricerca e quindi di proposta".
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