Discuss Il Papa ha bisogno della nostra forza in the Community forums; Voglio spedire al mondo una preghiera per questo uomo forte che purtroppo ha avuto in dono un corpo debole che ...
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Voglio spedire al mondo una preghiera per questo uomo forte che purtroppo ha avuto in dono un corpo debole che lo ha fatto soffrire in passato e che lo sta facendo soffrire ora.
Non l'ho mai visto dal vivo ma ho sempre voluto bene a questo Papa (la cui data di nascita, a parte l'anno, coincide con quella del mio papà) e spero che l'amore della gente lo sorregga in quella che, molto probabilmente, sarà la fatica più grande della sua vita. Se dovesse morire la gente perderebbe una sorta di papà globale e per questo gli invio un abbraccio virtuale per sorreggerlo in questo tragico momento.
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Certe ragazze preferiscono essere belle piuttosto che intelligenti. Non hanno tutti i torti: certi ragazzi hanno la vista più sviluppata del cervello.
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Scusate se forse ho ripetuto un argomento già trattato ma è una cosa che è sgorgata dal cuore e non ho potuto fermarla.
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Secondo me la figura del Papa, e specialmente di questo papa, è una colonna portante sia della nostra società sia della stessa umanità...
Questo Papa ha fatto cose che fino al 16 ottobre 1978 erano impensabili... e le "opere buone" che ha fatto si vedono nel momento del bisogno, in questo momento, dove non solo il miliardo di cattolici prega per lui, ma anche mussulmani, ortodossi, ebrei, andando oltre le differenze teologiche.... Credo che tutti noi dobbiamo essere grati a questa persona davvero speciale...
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Una breve storia di Giovanni Paolo II, dal 1978 a oggi (parte 1)
Dopo due giorni di conclave, cinque scrutini e tre fumate nere, nel tardo pomeriggio del 16 ottobre 1978 la fumata bianca annuncia al mondo che e' stato eletto il nuovo Papa, dopo il pontificato-lampo di Albino Luciani, durato solo 33 giorni. La proclamazione. Alle 18,45 dalla loggia delle benedizioni di San Pietro il protodiacono Pericle Felici scandisce un nome sconosciuto ai piu': Karol Wojtyla. Anche la scelta del nome colpisce favorevolmente: Giovanni Paolo II, nel solco del pontificato di Luciani, la cui brevita' aveva costernato i cattolici e gettato nello sconforto i cardinali elettori. Allora non si sapeva ma questa elezione ha aperto le porte a un lunghissimo (il terzo più lungo della storia dopo quello di San Pietro e quello di Pio IX) pontificato destinato ad accompagnare i grandi cambiamenti del mondo e a rivoluzionare la chiesa. Quando nel pomeriggio del 16 ottobre del 1978, indossata per la prima volta la bianca veste papale, Giovanni Paolo II si affaccio' su piazza San Pietro era un'altra epoca. Il Mondo era diviso tra est ed ovest con in mezzo la paura della guerra atomica e il confronto radicale tra ideologie e tra teorie economiche. All' interno della Chiesa si discuteva dei rapporti tra fede e scienza, con l'accusa di non avere mai riabilitato Galileo; tra fede e cultura, con quest'ultima che rivendicava la sua autonomia; tra fede e politica, con l'allora crescente fenomeno dei catto-comunisti e dei teologi della liberazione. Le encicliche. Giovanni Paolo II e' stato autore di 14 encicliche. L'ultima, la ''Ecclesia de eucharistia'' (per rilanciare il sacramento), e' stata pubblicata ad aprile 2003. Il Pontefice ha dedicato un primo trittico di encicliche alle tre persone della Trinita', cominciando con la ''Redemptor hominis'', pubblicata il 4 marzo del '79. Nell'enciclica di esordio Wojtyla prende posizione a favore di alcuni aspetti qualificanti delle conclusioni conciliari: collegialita', ecumenismo, rapporto con le religioni non cristiane, e inserisce il tema della liberta' religiosa nel contesto della liberta' pura e semplice e in quello dei diritti dell'uomo. Completano il trittico la ''Dives in misericordia'' dell'80 su Dio padre misericordioso e la ''Dominum et vivificantem'' dell'86, sullo Spirito Santo. Il secondo nucleo tematico riguarda la dottrina sociale della Chiesa e comprende la ''Laborem exercens'', dell'81; la ''Sollicitudo rei socialis'' dell'88 e la ''Centesimus annus'', del '91. Al centro della ''Laborem exercens'' il significato del lavoro umano, mai ''riducibile a merce'' perche' fondato sulla dignita' della persona umana, la priorita' dei lavoratori sul capitale e il rifiuto sia del capitalismo che del collettivismo. La ''Sollicitudo rei socialis'' incita a una lettura teologica dei problemi moderni per far emergere il carattere morale dello sviluppo e sottolineare l'obbligo della sua promozione. La ''Centesimus annus'' e' invece l'enciclica del post-comunismo, per rispondere alla ''grande sfida'' posta dal cambiamento degli assetti mondiali e per rivalutare il ruolo della solidarieta' nella societa': una societa' in cui siano superati i fenomeni di ingiustizia e in cui anche l'attivita' produttiva sia ricondotta a forme di maggior rispetto della dignita' umana. La ''Slavorum apostoli'' dell''85 e' dedicata ai fratelli santi Cirillo e Metodio che portarono il Vangelo tra gli slavi, dettero un ''contributo eminente'' alla formazione delle ''comuni radici cristiane dell'Eruopa''. La ''Redemptoris mater'' dell'87 e' una riflessione sul cammino di fede della Madonna. Con la ''Redemptoris missio'' del '90, a 25 anni dalla conclusione del Concilio Giovanni Paolo II fa una forte riaffermazione della ''permanente validita' del mandato missionario della Chiesa''. La ''Veritatis splendor'' del '93 sostiene che i cristiani hanno il dovere di seguire l'insegnamento morale della Chiesa: al di la' delle buone intenzioni, degli obiettivi buoni dei loro atti e delle conseguenze anche positive, esistono comportamenti oggettivamente cattivi, come per esempio quelli contraccettivi, con i quali l'uomo si perde. L' obbedienza ai comandamenti in campo morale e' indispensabile base di ogni convivenza sociale rispettosa dei diritti umani. Questo e' l'insegnamento della Chiesa e questo devono insegnare i teologi sui quali i vescovi hanno il dovere di vigilare. La ''Evangelium vitae'' del '95 e' un appello mondiale ''per una nuova cultura della vita umana'' che partendo da questioni morali come aborto, eutanasia, pena di morte e manipolazioni genetiche, giunge a chiedere una strategia internazionale dell'impegno politico, sociale e culturale a difesa del ''diritto alla vita'', impegno non solo dei cattolici, ma di ogni ''persona di buona volonta'''. L'enciclica postula la ''obiezione di coscienza'' contro leggi immorali; prende definitivamente le distanze dalla pena di morte; rinnova la radicale condanna dell'aborto, ma stila una lunga lista di corresponsabili nella scelta della donna, dai partner ai medici, ai legislatori. L'aborto, ''delitto abominevole'', e la contraccezione ''affondano le radici nella stessa mentalita' edonistica e deresponsabilizzante'', ma ''dal punto di vista morale sono mali specificamente diversi''. Nella ''Ut unum sint'' del '95, Giovanni Paolo II pone la ricerca dell'unita' tra cristiani come principale impegno dei cattolici in vista del Duemila. A tutte le Chiese ricorda l'amore e il rispetto di quella di Roma e da loro ''implora'' perdono per il male compiuto dai cattolici. Wojtyla e' conscio del fatto che il papa ''costituito da Dio'' quale ''segno visibile e garante dell'unita''' costituisce ''una difficolta''' per la maggior parte degli altri cristiani, la cui memoria e' segnata da ricordi dolorosi. Ma ricorda che se i vescovi sono legittimi perche' successori degli apostoli, il vescovo di Roma e' successore di san Pietro, che Gesu' volle loro capo. La ''Fides et ratio'', pubblicata nell'ottobre '98 per i venti anni di pontificato, postula una filosofia forte, che non rinunci a cercare risposte a domande autentiche, e' una esaltazione della ragione umana e delle sue capacita' speculative, capaci di andare verso l'Assoluto e di essere luogo di dialogo tra credenti e atei. L'attentato. Il 13 maggio 1981, un assolato pomeriggio romano, dei colpi di pistola risuonarono tra la folla accorsa in piazza San Pietro per l'udienza generale: Giovanni Paolo II, colpito, si accascio' sulla papamobile scoperta, sorretto dai suoi collaboratori piu' stretti, in una corsa disperata verso l'ospedale. Sono passati 24 anni dall'attentato di Ali Agca, da quel tentativo fatto dal killer turco di uccidere Karol Wojtyla, di fermare il corso della storia. Il papa, ferito gravemente all'addome, rischio' di morire dissanguato nel trasporto all'ospedale Gemelli, dove subi' un lungo e delicato intervento, grazie al quale riusci' a sopravvivere nonostante il colpo ricevuto. Giovanni Paolo II ha sempre attribuito il fatto di non essere morto sotto i colpi di Agca all' intercessione della madonna di Fatima, la cui festa cade proprio il 13 maggio, in ricordo della prima apparizione, nel 1917 ai tre pastorelli portoghesi. Un destino che ha strettamente legato l'attentato a Fatima: nel 2000, in occasione del giubileo, Giovanni Paolo II ha reso pubblico il contenuto del ''terzo segreto di Fatima'' interpretandolo proprio come la profezia di un attentato contro il Pontefice e identificandosi con quel Pontefice. Per la pubblicazione del terzo segreto, il 13 maggio di tre anni fa, papa Wojtyla si reco' a Fatima, dove gia' era stato dopo l' attentato in segno di ringraziamento alla Madonna. A suggello della sua devozione Giovanni Paolo II, infatti, aveva donato al santuario di Fatima la pallottola estrattagli dall'intestino, proiettile che come una gemma dall'84 e' incastonato nell' aureola della corona della statua della Madonna. La fascia bianca insanguinata che portava il giorno dell'attentato, invece, e' nel santuario polacco di Jasna Gora, la cui Vergine e' venerata da secoli come simbolo della nazione polacca. Un aspetto particolare dell'attentato e' il perdono che Giovanni Paolo II ha dato ad Ali Acga: il turco fu perdonato dal papa pochi giorni dopo l'attentato, durante il primo Angelus che Karol Wojtyla pronuncio' quattro giorni dopo essere stato ferito dalla sua stanza dell'ospedale Gemelli. Giovanni Paolo II rinnovo' il suo perdono ad Agca il 27 dicembre 1983, quando incontro' Agca nel carcere di Rebibbia: ''Quello che ci siamo detti - spiego' il Pontefice successivamente - e' un segreto tra me e lui. Gli ho parlato come si parla ad un fratello che ho perdonato e gode della mia fiducia''. Ali' Agca ebbe poi, nel giugno 2000, durante il Giubileo, la grazia dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e - dopo aver trascorso oltre 19 anni nelle carceri italiane - fu estradato in Turchia, dove sta ora scontando le pene per reati commessi in quel Paese.
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Una breve storia di Giovanni Paolo II, dal 1978 a oggi (parte 2)
I viaggi apostolici. Lui stesso si e' definito ''il Papa globe trotter'' e qualcuno e' arrivato a parlare di ''Vaticano volante''. Se i suoi predecessori (con la sola eccezione di Paolo VI che fu il primo a prendere l'aereo e fece 9 viaggi) non avevano mai varcato i confini dell'Italia e nella maggior parte dei casi nemmeno della capitale, Giovanni Paolo II ha decisamente recuperato. Ha reso i viaggi parte della sua 'pastorale ordinaria': in altri termini, il fatto che il capo della Chiesa cattolica non stia fermo a Roma, ma vada nel mondo a incontrare la gente, da fatto straordinario e' divenuto parte del modo normale di svolgere la sua missione. Nei suoi oltre 100 viaggi apostolici Wojtyla ha fatto 29 volte il giro del mondo, piu' di tre volte la distanza tra la Terra e la Luna. Ha infatti percorso piu' di un milione di chilometri, che lo hanno tenuto lontano dal Vaticano per quasi due anni, un periodo che rappresenta il 6,4% della durata attuale del pontificato. Finora, Giovanni Paolo II ha visitato circa 620 localita' di 129 Stati, nelle quali ha pronunciato oltre 2.400 discorsi. Il primo viaggio internazionale, a pochi mesi dall'elezione, fu dal 25 gennaio all'1 febbraio 1979 in Repubblica Dominicana, Messico e Bahamas: 23.710 chilometri. La distanza maggiore in un solo viaggio, 48.974 chilometri, la copri' andando in Bangladesh, Singapore, Nuova Zelanda, Australia e Isole Seychelles, tra il 18 novembre e il primo dicembre 1986: duro' 13 giorni, 6 ore e 15 minuti. E' anche la visita di maggior durata. Il piu' breve sia per lunghezza che per durata e' quello del 29 agosto 1982, a San Marino: 470 chilometri, durata 5 ore. Tutto comincio' proprio all'aeroporto di Fiumicino nel '79, quando, prima di partire per il Messico, il Papa spiego' che cosi' si faceva ''messaggero del Vangelo per i milioni di fratelli e di sorelle che credono in Cristo''. E, aggiunse ''desidero conoscere, abbracciare, dire a tutti, bambini, giovani, uomini, donne, operai, contadini, professionisti, che Dio li ama, che la Chiesa li ama; e per ricevere altresi' da essi l'incoraggiamento e l'esempio della loro bonta', della loro fede''. Ma l'apertura di Wojtyla verso il mondo si era intuita dopo pochi minuti dall'elezione. Il neoeletto dalla loggia di San Pietro conquisto' subito la simpatia e i cuori dei romani (abituati da 455 anni a Papi esclusivamente italiani), chiedendo scusa per il suo italiano non perfetto e dicendo: ''Se sbaglio mi corigerete''. Anche in questo campo Wojtyla e' in assoluto un Pontefice da record: nell'ultima Pasqua ha fatto gli auguri ai fedeli in 62 lingue del mondo, dalle piu' diffuse alle meno conosciute, toccando tutti i continenti (anche in mongolo, armeno, suahili, coreano, samoano, tamil e maori). Un Papa "Politico". Sostenitore di una linea di confronto duro con i regimi atei dell'Est, a Danzica nel 1987 ha gridato 'Solidarnosc' inteso come solidarieta' e rispetto dei diritti umani davanti a 3 milioni di fedeli. In Vaticano nel 1989 ha ricevuto il premier russo Gorbaciov accogliendo anche la moglie Raissa, vestita persino di rosso. In Germania nel 1996 attraversa la porta di Brandeburgo accompagnato dal cancelliere Kohl. A Cuba nel 1998 ha stretto la mano a Fidel Castro. E nel frattempo e' stato testimone del crollo del Muro di Berlino e dell'impero sovietico. Dopo la caduta del Muro, dira' che la sconfitta del comunismo non indica la ''giustizia'' dell' economia di mercato. Ha così criticato il capitalismo puro, l'edonismo, la ricerca ad ogni costo dei beni materiali, contrapponendo ad essu la dottrina sociale della Chiesa, la solidarieta' ''interna ed internazionale''; e' stato il primo a parlare di una rinegoziazione del debito estero dei Paesi del Terzo mondo. Una linea apprezzata, cosi' come le molte battaglie per i diritti civili e per la pace, segnata dalle giornate di Assisi, quando e' riuscito a riunire su questo tema le religioni del mondo. Apprezzamento internazionale evidenziato dal fatto che, in 26 anni, i Paesi coi quali il Vaticano intrattiene rapporti diplomatici sono passati da 90 a oltre 170. Quanto all'Europa, fin dal 1979 (primo viaggio in Polonia) il Papa si e' espresso contro la sua divisione. Erano ''frontiere contro natura'', contrapposte alle ''radici comuni'' date dal cristianesimo. Ora chiede che esse siano riconosciute nella futura Costituzione, perche' solo cosi' l'Europa ''avra' un'anima'' e sara' una costruzione duratura e capace di ritrovare il suo destino di motore culturale di un mondo che la globalizzazione non ha reso piu' giusto.
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Una breve storia di Giovanni Paolo II, dal 1978 a oggi (parte 3)
L'impegno contro la guerra. ''Nel nome di Dio ripeto ancora una volta: la violenza e' per tutti solo un cammino di morte e di distruzione''. La preghiera e l'intercessione di Karol Wojtyla per la pace non sono mai cessate nel corso del lungo pontificato, anche durante i momenti piu' bui e sanguinosi della storia del mondo, a cominciare dal drammatico appello del 1994 che lancio' durante la guerra in Bosnia: ''Fermatevi almeno davanti al bambino Gesu'''. Durante il viaggio a Pompei ha spiegato: ''La causa della pace e' nella proposta stessa del Rosario. Se ne coglie l'attualita' dall'inizio di questo millennio, gia' sferzato dai venti di guerra e rigato di sangue in tante regioni del mondo''. Martellante diviene il suo intervento durante la guerra in Iraq: implora la pace e si dice vicino alle vittime della guerra, ricorda di rispettare la dignita' dell'avversario, anche nel corso del conflitto. ''Ho il cuore oppresso dalle notizie che giungono dall'Iraq - spiega - ma non dimentico gli altri conflitti che insanguinano la Terra''. Da segnalare anche l'invito alla preghiera e al digiuno per il mercoledi' delle Ceneri del 2003 (che sara' seguito anche da molti non cattolici) per ''la causa della pace, specialmente nel Medio Oriente''. Il dialogo interreligioso. Una delle grandi sfide di Wojtyla e' il dialogo e l'apertura con le altre grandi religioni del mondo. ''Io Papa della Chiesa di Roma, chiedo perdono, a nome di tutti i cattolici, dei torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia''. Sono le parole del Pontefice pronunciate nel Mea Culpa a San Pietro nel 2000. In quest'ottica il Papa organizza incontri ecumenici, coinvolge i leader delle religioni del mondo, crea occasioni di incontro, anche se da sempre chiarisce i limiti dello scambio: ''Nessuna forzatura e nessuna volonta' di conversione''. I due eventi piu' importanti, entrambi all'insegna della preghiera a favore della pace, si svolgono ad Assisi: sono i due incontri dell'ottobre 1986 e del gennaio 2002 tra tutti i rappresentanti delle religioni del mondo. Il Pontefice prega con ebrei, buddisti, scintoisti, ortodossi, islamici protestanti a molti altri anora. Ognuno prega a modo suo e la basilica del poverello di Assisi si trasforma in un simbolo indimenticabile di pace e amore universale. ''Ha aperto una nuova pagina tra ebrei e cristiani, ha definitivamente chiuso duemila anni di incomprensioni, incomunicabilita' e sofferenze''. Cosi' l'ex rabbino capo di Roma Elio Toaff descrive il percorso compiuto da Papa Wojtyla nei confronti degli esponenti del popolo ebraico (da lui definiti i ''fratelli maggiori'' dei cristiani). Momenti centrali di questo cammino la visita alla Sinagoga di Roma (13 aprile 1986) e al Muro del pianto di Gerusalemme (26 marzo 2000). Nella prima occasione rimangono storiche le parole d'affetto pronunciate dal Pontefice: ''La religione ebraica non ci e' estrinseca ma in qualche modo intrinseca. Abbiamo quindi verso di essa rapporti che non abbiamo con nessun altra religione. Siete i notri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori''. A Gerusalemme Wojtyla mette in una fessura del Muro del pianto un biglietto in cui chiede scusa di tutte le offese recate dai cristiani agli ebrei. La visita al Parlamento. E' un Papa Wojtyla in forma estremamente buona per i suoi standard quello che il 14 novembre 2002 compie la storica visita al Parlamento italiano. Primo pontefice dopo circa un secolo e mezzo di storia a varcare la soglia di Montecitorio, palazzo che prima della fine del potere temporale dei papi apparteneva alla Santa Sede. Giovanni Paolo II e' sceso dalla macchina senza bisogno di aiuto, ha percorso a piedi, senza ricorso all'abituale pedana mobile, tutto il lungo corridoio dei 'passi perduti' fino all'Aula del Transatlantico; ha letto un discorso di quaranta minuti con voce forte e ferma, senza dare segni di cedimento nemmeno alla fine; ed anche le sue mani, inquadrate spesso in primo piano dalle telecamere, tremavano di gran lunga meno del solito. Un Wojtyla, dunque, in grande ripresa fisica (forse anche per effetto di una nuova terapia farmacologica), se solo si pensa che nella primavera del 2002 il Papa quasi non camminava piu'. Era stato costretto, inoltre, a rinunciare a officiare in prima persona alcuni riti della Settimana Santa e in piu' di un'occasione aveva dovuto affidare ad altri la lettura dei suoi discorsi. Il Papa a Montecitorio ha ricevuto un'accoglienza solenne e calorosa sin da momento in cui e' arrivato, poco prima delle 11, sulla sua Mercedes nera decappottabile, targata ''Citta' del Vaticano 1'' che si e' fermata davanti al palazzo sede della Camera dei Deputati, dove e' tornata a sventolare per un giorno, dopo il settembre 1870, la bandiera bianca e gialla pontificia. Lentamente, ma senza bisogno di aiuto, Giovanni Paolo II e' sceso dalla vettura, ha salutato la piccola folla degli invitati in piazza con un gesto del braccio, e poi ha stretto la mano al presidente della Camera, Pierferdinando Casini, e del Senato, Marcello Pera. Appoggiandosi al bastone si e' avviato dentro il palazzo accompagnato dal piccolo seguito previsto dal cerimoniale. Ai lati i 'padroni di casa', Casini e Pera, e dietro i suoi due segretari personali, mons. Stanislao Dziwisz e padre Mieczyslaw Mokrzycki, vigilavano come angeli custodi sul suo tragitto. Giovanni Paolo II ha attraversato il corridoio d'onore tra due ali di commessi impettiti e in alta uniforme, con i cravattini bianchi e neri, e con una coccarda tricolore alla manica sinistra della giacca. Alle 11, il Papa ha fatto il suo ingresso nell'emiciclo di Montecitorio, accolto dall'applauso scrosciante dei deputati, dei senatori, dei membri del governo. E' salito , sempre senza bisogno di aiuto, per i nove gradini del palco di presidenza e si e' accomodato su una poltrona dorata, tappezzata di bianco al centro tra Pera e Casini. Ha fatto un discorso lungo e corposo di 46 minuti, affrontando con voce decisa, senza cedimenti di tono, temi storici e di attualita'. Spesso sorridente, a conferma del fatto che il discorso non lo aveva stancato, il Papa, uscito dall'Aula, ha poi avuto un incontro privato con Ciampi nell'attigua Sala dei Ministri ed ha resistito anche alla lunga processione di esponenti di governo e parlamentari che lo hanno salutato, alcuni inginocchiandosi davanti a lui, altri baciandogli la mano, altri ancora solo stringendogliela. Poco prima delle 13, il Papa, appena affaticato ma visibilmente soddisfatto, ha lasciato il Palazzo di Montecitorio; qui, mentre risaliva in macchina, un colpo di vento dispettoso gli ha fatto volare via lo zucchetto, unico contrattempo in una mattinata impeccabile e per lui trionfale.
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Notizie dell'ultimora (non riguardanti il Santo Padre)
''Nel caso che malauguratamente il Papa dovesse passare a nuova vita le elezioni si terranno ugualmente''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, nel corso di un incontro alla prefettura di Genova, assicurando: ''Affronteremo dal punto di vista dell'ordine pubblico l'affluenza straordinaria di pellegrini che dovesse verificarsi a Roma''. (preferisco non commentare questa decisione per me assurda.... quando moriva una persona importante, soprattutto un Papa, credevo fosse solito rinviare tutto quello che non era strettamente necessario - anche le elezioni - ma a quanto pare sono più importanti i voti che il rispetto e l'amore per la Sua persona)
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Si giocherà regolarmente, Lazio-Livorno, anticipo della 30/a giornata di serie A in programma domani alle 18 allo stadio Olimpico. Lo ha detto il presidente dei toscani Aldo Spinelli. "Ho parlato con il presidente della Lega Galliani, mi ha confermato che la partita si disputerà regolarmente". Il prefetto di Roma Achille Serra aveva avanzato l'ipotesi di far rinviare la gara per l'emergenza che si può creare a Roma con l'aggravarsi delle condizioni di salute del Papa.
(E qui dico solamente: CHE SCHIFO! Possibile che il calcio se ne strafreghi di tutto e di tutti? Hanno giocato l'11 settembre, hanno giocato il giorno dopo la strage di Nassyria, e ora questo??? Non ho parole!)
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