Re:IL TRIANGOLO MAGICO
E’ come un lento, feroce dissanguarsi, quest’espropriazione continua che ci cancella a noi stessi: mi guardo e non sento e non mi riconosco. Troppi specchi, forse. O troppa voglia di specchiarsi. Oppure troppi oggetti in cui riflettersi. O troppi desideri vuoti in cui confondere la testa gravida di pensieri altrui. Sta di fatto, comunque, che straniato a se stesso, travolto dal ritmo dell’esterno, l’io, quest’io sottile come nudo spago, cerca sempre più il principio e il confine di sé nel labile perimetro del corpo.
"Si deve agitare la superficie se si vuol sentire lo stagno che vive", recita un antico proverbio Maori; e allora, vi chiedo, di cosa si tratta se non di intaccare i confini, di sommuoverne l’ordine, di sondarne i riflessi, così come i punti di crisi e le soglie d’ingresso?
Ogni riappropriazione prevede un atto violento, un’infrazione dell’ordine, una dispersione di fluidi e di energie...
Io sono pronta a combattere per riappropriarmi del mio corpo!!!
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